Brit Pop

The Verve

A Storm In Heaven

Chi li ha conosciuti tramite l’ultimo disco “Urban Hymns”, li ha assaporati nello sviluppo di una creatività che li ha portati a suoni molto differenti da quelli dei loro inizi.
Questo primo album – non prima registrazione, lo precede l’Ep “The Verve” – è del tutto dominato da colori, suoni e parole completamente ipnotici e di grande impatto; uscito nel 1993, getta l’ombra di un estro decisamente particolare e sinfonico, capace di avviluppare l’ascoltatore con suoni acquosi ed un cantato distante e riverberato, in un continuo down tempo trascinato per tutto l’album.

The Veils

The Runaway Found

Bisogna proprio dirlo, la stagione passata non ha brillato per la qualità delle proposte musicali.
Quali uscite discografiche hanno infatti “squassato” la critica, o meglio, quali dischi si sono poi davvero rivelati come opere di qualità? Dopo l’estate scorsa, con "Hail to the thief" dei Radiohead e “Think Thank” dei Blur, è stato il nulla. Personalmente lo trovo un dato preoccupante, considerando che in realtà siamo sommersi da nuovi dischi che si succedono continuamente.
Vale dunque la pena di finanziare quello che sta diventando solo un mercato di prodotti di stile e modaioli?

Radiohead

Pablo Honey

Come in una favola rock, Thom Yorke, Ed O’Brien, i fratelli Jonathan e Colin Greenwood e Phil Selway, si conobbero fra i banchi di scuola della Abingdon School di Oxford. Thom Yorke suonava all’epoca nella punk band TNT assieme a Colin; passo dopo passo si unirono gli altri, iniziando a suonare assieme negli “On a Friday”, nome ispirato all’appuntamento che i quattro si erano dati per la prima prova.

Radio 4

Gotham

Qualora non vi sia stato possibile vedere il videoclip del primo singolo della band, cercate di rintracciarlo, poiché potrete subito intuire il genere di questa ancora sconosciuta band.

Belle and Sebastian

Lazy Line Painter Jane / 3.. 6.. 9 Seconds of Light

Dall’ultimo decennio un vento costante ha soffiato su tutta l’Europa, chiamando all’ascolto di suoni caratteristici, mescolando tradizioni cantautorali a impulsi ruvidi di chitarre distorte.
È ormai storia della musica rock, un fiume dalla portata costante sulle cui acque hanno galleggiato la prima invasione Britannica, il muro metallico del l’Heavy Metal, infine la dotata miscela di pop e alternative del pop britannico; dai Beatles e i Rolling Stones, ai Cream e i Bluesbreakers, attraverso gruppi elettronici come i Talk Talk, e poi gli Suede, i Verve, i Radiohead e i Blur.

Ashcroft Richard

Alone With Everybody

Con “Alone With Everybody” la musicalità di Richard Ashcroft si è decantata sviluppando l’aspetto più vitalistico dell’ombroso ed affascinante autore. Qualcosa di molto semplice eppure terribilmente coinvolgente; una tenera forza che avvince anche dove alcuni hanno voluto rintracciare lo svilimento della produzione di Ashcroft con i Verve.
Effettivamente resta poco qui delle loro atmosfere tra psichedelia e brit-pop, ma quello che è rimasto non tradisce la capacità dell’ex-cantante dei Verve.

Wolf Patrick

Lycanthropy

Ululati, reminiscenze medievaleggianti e magnetica atmosfera notturna fanno da preludio all’esordio del giovanissimo talento irlandese Patrick Denny Wolf (County Cork, Irlanda, 1983). Scritto, arrangiato e prodotto dall’eclettico artista tra 1994 e 2002, “Lycanthropy” è l’anarchico figlio d’un menestrello d’una corte bretone che si ritrova a cercare alchimia nuova ibridando elettronica, violini, archi, violoncello, ukulele e batteria.

The Killers

Hot Fuss

Delirio e brit-pop a Las Vegas.

The Cooper Temple Clause

See This Through And Leave / Kick Up The Fire, And Let The Flames Break Loose

Reading è la culla d’una delle band più promettenti della nuova generazione: i The Cooper Temple Clause, band dalle sonorità polimorfiche e dalla camaleontica identità: non si può ascrivere nessuno dei loro due album ad uno ed un solo genere; a volte, si ha la percezione d’ascoltare un disco di brit pop ibridato con un’elettronica figlia magari più dell’esperienza di “Kid-A” dei Radiohead che delle sperimentazioni dei pionieri Kraftwerk; altrove, si riconoscono le influenze del postpunk, in particolare del

Snow Patrol

Final Straw

Terzo album della band originaria di Belfast, “Final Straw” è stato il primo ad avere risonanza internazionale: merito della virata-Coldplay (e quindi d’una “elegante semplificazione”) delle sonorità del gruppo, e del successo d’una malinconica ballata britpop, Run.

Muse

Absolution

2003. “Absolution”, terzo album della band del Devon, eterna promessa del rock britannico, è un disco che mostra coscienza diversa rispetto al passato: l’ambizione sembra essere stata quella di fotografare lo Zeitgeist dell’Occidente negli anni del secondo petrol-conflitto irakeno. Quanto, e come ha influito il malessere di Bellamy e compagni per quel che stava avvenendo a Baghdad, e perché la band s’è sentita portavoce del dissenso e del disgusto d’una generazione?

Muse

Hullabaloo

Matthew Bellamy e compagni cavalcano l’onda del successo europeo: in attesa di dare alle stampe il terzo album, Absolution, pubblicano un atipico doppio-cd, Hullabaloo, diviso in una parte di b-sides e inedite e una parte live, registrata al “Le Zenith” di Parigi il 28 e il 29 ottobre del 2001.Nel tentativo di fidelizzare i fan, seducendoli con la generosa elargizione di chicche e rarità, e nella speranza di acquistarne di nuovi con un’esecuzione dal vivo sinceramente apprezzabile, confezionano un prodotto discreto e destinato a concludere e sintetizzare la prima parte della loro produzione artistica. 
L’ipnotica “Forced in” inaugura il disco di b-sides: incisa nel 1999, è orig

Muse

Showbiz / Origin of Simmetry

Showbiz. Una ammirazione sconfinata per i Radiohead dà vita allo stile di una band che, soprattutto in questa sua primissima prova, dimostra qualche eccessivo debito di riconoscenza nei confronti di “Pablo Honey” e di “The Bends”. È talmente affascinante il sound della band di Oxford che l’effetto non è spiacevole: semplicemente, però, il primo aggettivo che viene in mente per Showbiz è “clonato”. Un sound non originale, condizionato fino al parossismo dalla musica di Thom Yorke e compagni.

Mercury Rev

All is Dream

Mercury Rev

Deserter's Songs

Eterei ed evanescenti, i Mercury Rev entrano nella seconda fase della loro produzione artistica con il loro quarto album, “Deserter’s Songs”: le canzoni del disertore. Se di diserzione si parla, si tratta di quella dell’autentico sperimentalismo e del radicalismo incarnato nei primi due album, il masterpiece “Yerself Is Steam” e il suo degno epigono “Boces”. Non si può affermare che non rimangano tracce della splendida psichedelia e delle distorsioni caratteristiche della prima fase dell’attività della band: certo è che, sin da questo album, la virata-pop è piuttosto nitida, la ricerca della melodia più esasperata, le acrobazie baroccheggianti non estranee alle sonorità del gruppo. 

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