E c’è sangue in terra / ci sta odio tra la folla / ci sta un grido / boia chi molla / E c’è sangue in terra / c’è un ragazzo sulla soglia / ci sta un grido / boia chi molla (Il 78).
Tornano i suoni magici e limpidi d’Islanda, torna la voce inconfondibile di Jónsi, questa volta non accompagnata dalle vibranti note dei Sigur Rós. Mentre i componenti della band islandese più nota e celebrata al mondo pare si stiano prendendo una pausa per dedicarsi alla loro vita privata, Jón Þor Birgisson ci regala Go, suo secondo disco da solita, ad appena un anno di distanza dall’esperimento ambientale di Riceboy Sleeps, opera interamente strumentale concepita insieme ad Alex Somers, rimasto per l’occasione in veste di coproduttore, unitamente a
Non amo definire in campi precisi l’arte nonostante creda che la creatività della musica sia la più completa. Essa è contenitore di parole che con il loro rimando all’immagine, musicalmente diventano un unicum intrigante ed evocativo come questa compilation. In essa, l’armonia è raggiunta proprio dall’aver animato una musica che non soffre di predominio sulla parola e viceversa. Mi ha colpito al primo ascolto un rock affabulante, resto di questa opinione anche dopo averlo molto ascoltato, è un suggeritore di immagini e possibilità da riflettere su noi stessi, nella soggettività che ci rende irrepetibili con i nostri bagagli di passioni, intese in tutte le accezioni che il termine consente.
Urge sfatare un luogo comune instaurato dalle multinazionali dell’industria cosmetica: la lingua francese non è quella cosa tanto femminea e patinata che si sente nei vari spot televisivi; e, spiace dirlo, non è neanche quel cumulo di sospiri e note sibilate che Serge Gainsbourg e Jane Birkin hanno consegnato alla storia con un pezzo come Je t’aime moi non plus. In realtà, il francese, è una lingua dai suoni crudi, che poco spazio lascia all’armonia delle vocali. È una lingua decisamente chiaroscurale, che sui contrasti tra suoni nasali e aspirati e asprezze consonantiche fonda tutto il suo autentico fascino.
Prendi la rabbia e la passione rock di “Despero” di Morozzi, ibridale con un pizzico di sacrosanta sensibilità sociale e con una storia d'amore adolescenziale, ingiusta, bugiarda e sfortunata; shakera il tutto con l'incontro di un piccolo Jim Morrison con un produttore diverso da Paul Rothchild, proprio come succedeva nel film di Stone, e t'avvicini a un romanzo d'esordio che sembrerebbe giovanile e prevedibile. È qui che interviene il fattore Rotino.
Ragazzi che sestetto! Giovanissimi, provengono da Lecco e nascono dallo scioglimento di due gruppi. Nel 1974 danno alla luce questo album che ancora oggi, a pieno titolo, viene considerato uno dei capolavori della storia del prog italiano degli anni ’70, purtroppo la loro musica finisce presto. Dopo aver avuto un discreto successo per la pubblicazione del disco, dopo diverse e fortunate performance dal vivo (chi ha avuto la fortuna di vederli testimonia che live trasmettevano sensazioni incredibili) e dopo aver registrato quello che doveva essere il loro secondo lavoro (“Il tempo della semina”, uscirà però solo nel 1992 per problemi connessi al fallimento dell’etichetta), il gruppo si scioglie anche perchè la metà di loro deve ancora assolvere il servizio di leva.
Quanta sincera irruenza, quanta voglia di far esplodere in musica una vita, è presente in "Gretchen pensa troppo forte" esordio sulla lunga durata della ventiduenne faentina Simona Gretchen.
Un'esigenza vitale che corre lungo gli undici brani di un disco composto in gran parte sul dualismo chitarra/voce con innesti di violini e pianoforte, dalle molteplici influenze, su tutti la prima Cristina Donà, Ginevra di...
Mark Oliver Everett, leader degli Eels, esordisce in narrativa con questo drammatico memoir: la storia della sua tragicomica, sfortunata e magnifica vita. “Ho vissuto momenti molto brutti e momenti molto belli, ma le cose potevano anche andarmi peggio, considerato che non avevo né una mappa con le direzioni né un briciolo di autostima” (p. 12), confessa. Ha capito una cosa: non va matto per le tragedie. Ne ha capita un'altra: dopo i momenti più brutti sono arrivati quelli più belli. E sa che comunque la vita è “imprevedibile bellezza e strane sorprese” (p. 14).
Ieri ho mangiato un sandwich di vermi e caccole. Delizioso. Poi ho visto Ex drummer e mi è venuta la nausea... Qualcosa non torna. Pensare d'aver fatto il callo ai film distribuiti da L'altrofilm che, per intenderci, porta nei cinema i lavori di Louis Nero, qualcosa tra un pince-nez e una mannaia lorda di sangue rappreso. Gli stessi film portano una maledizione addosso, un dilemma morale terrificante: ne parlo bene o ne parlo male? Se ne parlo bene mi prendono per un omofobico-razzista-fascista, ne parlo male sono un bacchettone baciapile. Risultato?
“Amleto parla di morte, fallimento, indecisione. Pensiamo che sia deprimente? No, sappiamo che Amleto è una delle più grandi opere della storia e che tutti possiamo trarne un'esperienza grande e utile. Ma il rock'n'roll è una forma d'arte molto più giovane. Alcune persone prive di immaginazione, non sorprende, pensano che la musica che parla di temi oscuri e guarda alla morte e alla depressione e ai dilemmi esistenziali debba essere un'esperienza deprimente. Non è assolutamente così. Penso che vedere qualcuno che mette alla prova i confini dell'arte e crea qualcosa di nuovo sia...
Quest’anno non dovremo guardare verso ovest o alla terra di Albione per andare incontro alla next big thing. Segnatevi questo nome: The Mantra Above The Spotless Melt Moon. Non tragga in inganno il nome: i Mantra sono una giovane band napoletana con una visione musicale, però, decisamente internazionale. Non a caso i talent scout dell’etichetta inglese Rare Noise Records, li hanno messi sotto contratto assicurandosi l’uscita di questo ep, Rooms, in attesa della pubblicazione del primo full-length nel corso dell’inverno.
Ci sono momenti neri nella vita degli artisti che si tramutano in energia utilizzata per realizzare opere uniche e forse irripetibili. Lutti, depressioni, amori assoluti e il perdersi nella loro fine a fare da ispirazione ed "For Emma, Forever Ago", del songwriter Bon Iver (sigla che sta per lo statunitense Justin Vernon) è uno di questi.
Mark Linkous degli Sparklehorse e Danger Mouse (Gorillaz, Gnars Barkley, altri progetti). David Lynch a realizzare booklet e videoclip. Un cd che nasce dal genio di questi artisti, ma che non può uscire per problemi con la EMI (non è ancora ben chiaro di che tipo).
E quindi cosa succede?
Succede che l'album, sotto la spinta geniale di Danger Mouse, si trasforma in libro di foto dello stesso David Lynch, con dentro un cd vuoto su cui implicitamente si invita a masterizzare il disco, reperibile da tempo sul web (lo si scarica, proprio così). Il libro attualmente è sold out, ma per 10 $ si può ancora ordinare il poster (con cd annesso, sempre vuoto).
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